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Una lista di cose da fare che dura più di una settimana

Hai già tenuto una lista perfetta. Per sei giorni. Ecco cosa succede il settimo, e come fare diversamente.

Tre righe, una già fatta: una lista che si può finire.

La lista del lunedì è bella. Dodici righe, scritte con mano decisa, e la sensazione molto piacevole di aver ripreso il controllo. Martedì ne restano otto. Mercoledì se ne aggiungono quattro senza spuntarne nessuna. Giovedì non si apre più l'app — ed è il momento più interessante, perché non è la giornata che ha fallito, è il formato della lista.

Una lista troppo lunga non è più una lista

Una lista di dodici righe non è una lista di compiti: è un inventario. La differenza sta in una cosa sola, la possibilità di arrivare in fondo. Finché si può finire, si torna; il giorno in cui finire diventa impossibile, aprire la lista non porta più nulla — solo la vista di quello che non è stato fatto.

Il rimedio non è lavorare più in fretta. È scrivere meno righe per oggi, e lasciare che le altre esistano altrove. Tre righe scelte, più quello che cade a un'ora precisa (il dentista alle 9, la chiamata alle 14), bastano a riempire una giornata normale. Il resto non è sparito: aspetta, senza guardarti.

Un compito senza un primo passo non comincia mai

«Rifare il soggiorno» non è un compito, è un progetto. Non si può spuntare, non si sa da dove prenderlo, e quindi resta in cima alla lista per settimane, a fare solo da rimprovero. Il primo passo, invece, è fattibile: «misurare la parete di fondo», «guardare tre modelli di scaffale».

Il test è semplice: se non riesci a dire quanto tempo ci vuole, non è ancora un compito. Un compito ha una durata che si può stimare a occhio — dieci minuti, un'ora — ed è questa stima che permette di inserirlo in una giornata reale invece che in una giornata sognata.

Due liste sono già una lista di troppo

La separazione lavoro / privato è comoda sulla carta e faticosa nell'uso: obbliga a ricordarsi che ci sono due posti, e a scegliere quale aprire. Ma quello che si vuole sapere al mattino non è «cosa ho al lavoro», è «cosa cade oggi».

Una sola lista per la giornata, con delle etichette per dire da dove viene ogni riga, fa lo stesso lavoro senza il peso. Si vede a colpo d'occhio che la giornata contiene tre cose di lavoro e due di casa, che è esattamente l'informazione utile per decidere se è realistica.

La lista non deve rimproverarti nulla

È il punto più importante, e il meno detto. Molte app colorano di rosso ciò che è in ritardo, contano i giorni di fila, e mostrano il numero di compiti mancati. L'intenzione è motivante; l'effetto, in una settimana intensa, è il contrario: aprire l'app diventa spiacevole, quindi non la si apre più, quindi la lista muore.

Un compito non fatto ieri è semplicemente un compito da fare. Non ha bisogno di un colore d'allarme, né di un contatore, né di un «hai saltato tre giorni». Il giorno in cui torni dopo una settimana senza aver spuntato nulla, la lista deve assomigliare a quello che era: quello che c'è da fare, scritto con calma.

Cosa la fa reggere, in pratica

Scrivi tutto nello stesso posto, senza ordinare nel momento in cui scrivi — ordinare mentre si annota è ciò che scoraggia dall'annotare. La sera o al mattino, scegli tre righe per la giornata, e lascia il resto nel sacco. Spezza ciò che non si può spuntare. E soprattutto, mantieni la lista innocua: il giorno in cui diventa un giudice, ha perso la sua funzione.

Una lista che dura non è una lista che si riempie meglio. È una lista che si può abbandonare per tre giorni senza vergognarsi di tornarci.

Domande frequenti

Quanti compiti al giorno, idealmente?

Tre che hai davvero intenzione di fare, più quello che cade a un'ora precisa. Oltre, la lista diventa un inventario, e un inventario non finisce mai.

Serve una lista per ogni ambito?

Una sola lista per la giornata, con delle etichette per sapere da dove viene ogni riga. Due liste separate obbligano a ricordarsi che ce ne sono due.

Cosa fare dei compiti che rimandi da un mese?

Rileggerli una volta, e decidere: o li spezzi in un primo passo di dieci minuti, o li cancelli. Un compito che si trascina da trenta giorni ha già risposto.

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